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Sangue in Chiesa: il codice Da Vinci
di Edmondo Lupieri
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Edmondo Lupieri insegna Storia del cristianesimo
all'Università di Udine. È autore, fra l'altro, di
Gesù Cristo egli a altri Dei.
Diffusione e modificazione del cristianesimo nei paesi
extraeuropei (Mondadori, 1994), e dell'edizione e commento
dell'Apocalisse di Giovanni (Fondazione Lorenzo Valla -
Mondadori, 1999). Insieme alla moglie Linda Foster ha scritto il
romanzo giallo Nel segno del sangue
(Edizioni della Laguna, 2003).
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Se si vanno a leggere in Internet i commenti dei lettori,
soprattutto americani, The Da Vinci
Code,1attualmente in cima alle vendite fra i testi
di narrativa, in Italia come negli USA, riceve critiche feroci da
alcuni, ma viene salutato da altri addirittura come il libro che ha
cambiato la loro vita, permettendo finalmente di capire la
verità, della storia umana in generale e della religione
cristiana in particolare. Che questo possa avvenire grazie ad un
racconto giallo è abbastanza stupefacente e per questo ho
voluto leggere fino in fondo un libro che si dipana per 105
capitoli, più un prologo e un epilogo (489 pagine
nell'edizione paperback in inglese), e che è
attraente all'inizio, ma che si infarcisce sempre più di
vere lezioni cattedratiche, da parte di due personaggi che
dovrebbero erudire l'eroina e, con lei, i lettori. 2
Infatti, al di là del racconto narrato, ovviamente di
fantasia, il libro pretende seriamente di fondarsi su documenti ed
eventi storici reali, anche se tenuti nascosti da un complotto
secolare, di cui la Chiesa (cattolica) è il principale
artefice. Premetto che un romanziere, e particolarmente uno scrittore di
gialli, deve essere assolutamente libero di reinventare la
storia e le storie, inserendo complotti dove non sono mai esistiti,
creando documenti fasulli (persino Manzoni si inventò un
manoscritto d'epoca per il suo romanzo), o supponendo fatti che non
ci sono mai stati. Altrimenti, dove andrebbe a finire il gusto
stesso di scrivere un romanzo? Tuttavia, il Da Vinci Code,
nella premessa non narrativa considera un dato di fatto
storico, essenziale per il racconto stesso, l'esistenza,
all'interno e prima dell'ordine dei 'Templari, di un misterioso
`Priorato di Sion; che sarebbe stato fondato a Gerusalemme da
Goffredo di Buglione nel 1099. In verità, questo 'Priorato'
fu inventato di sana pianta negli anni Cinquanta del secolo appena
conchiuso, da un certo Pierre Plantard che, mescolando leggende del
Graal e genealogie dei Merovingi, voleva presentarsi come un
successore di quegli antichi (ed estinti) re di Francia e per fare
questo creò dei falsi documenti poi opportunamente
'riscoperti' nella Biblioteca Nazionale di Parigi. Su questi
presunti documenti si fondava un altro libro, che una ventina
d'anni fa è stato (e sta di nuovo diventando) un best
seller, intitolato Holy Blood, Holy Grail.
3La storia narrata è che il Santo Graal4
sarebbe in realtà il nome di copertura di Maria Maddalena
che, regolarmente sposata e messa incinta da Gesù, gli
partorì una figlia, di nome Sara, da cui derivò
la casa reale francese appunto dei Merovingi. Il legame con la
Francia è dato da Giuseppe d'Arimatea, che sarebbe stato uno
zio di Gesù, e avrebbe portato la Maddalena incinta "nella
comunità giudaica" (sic!) di Francia. Una volta morta la
Maddalena, il suo sarcofago, insieme con varie casse di documenti
che provano la fallacia della divinità di Gesù, e
quindi del cristianesimo come religione, sarebbe diventato "il
segreto del Sangue Reale" (Sang Real = Saint Graal!).5
Questo sarebbe stato sepolto (non è ben chiaro quando, da
chi o perché, ma certo in barba a tutte le norme di
purità giudaiche) addirittura dentro al tempio dí
Gerusalemme, 6 sotto le cui rovine lo avrebbero
ritrovato, oltre un millennio dopo e in seguito ad anni di scavi, i
Templari... Naturalmente, questa verità nascosta è
stata soffocata da una lotta secolare condotta dalla Chiesa
(cattolica), che ha sempre tentato di mettere il guinzaglio ad un
pugno di indomiti difensori della verità. Così
facendo la Chiesa (maschilista) avrebbe anche soffocato quanto
restava dell'antica religiosità precristiana e dello
stesso cristianesimo primitivo, basati sulla centralità
delle figure femminili, a livello umano come divino. E su questa
'base storica' a sua volta, si fonda Dan Brown: in un futuro a noi
molto vicino, un monaco dell'Opus Dei, che porta il cilicio e si flagella a più
non posso, commette una serie di omicidi per aiutare un ingenuo
cardinale ad acquisire il segreto del Graal, così da salvare
la Chiesa e l'Opus Dei, ormai in disgrazia. A parte i monaci albini7 e masochisti, oltre che
assassini, ovviamente lecito frutto della fantasia dell'autore,
quello che interessa è come il libro presenti il
cristianesimo nel suo insieme e la Chiesa in particolare.
Farò un paio di esempi. Secondo il libro, tutto il
cristianesimo si fonda su un inganno, costruito
fondamentalmente da Costantino che, agli inizi del quarto
secolo avrebbe definito la divinità di Gesù,
cancellando ogni traccia delle 'migliaia' di testi che lo
presentavano invece come un semplice uomo.8"Per
fortuna degli storici (sic!) alcuni dei vangeli che Costantino
tentò di sradicare riuscirono a sopravvivere. I rotoli del
Mar Morto furono trovati negli anni Cinquanta in una grotta presso
Qumran nel deserto di Giudea. E, ovviamente, i rotoli copti nel
1945 a Nag Hammadi. Oltre a raccontare la vera storia del Graal,
questi documenti parlano del ministero di Cristo in termini
assolutamente umani'. 9 A parte l'approssimazione delle
date, le grotte a Qumran contenenti rotoli sono almeno undici e non
una e quelli di Nag Hammadi sono codici, cioè manoscritti
cuciti e rilegati come i nostri libri, e non rotoli. I rotoli del
Mar Morto, poi, sono testi prodotti da ebrei e scritti in massima
parte in ebraico o in aramaico, senza traccia alcuna di
cristianesimo, men che meno della Maddalena o del Graal.
10 I codici gnostici di Nag Hammadi, infine, nella misura in
cui sono ancora testi cristiani, lungi dal presentare un
Cristo-uomo, sono interessati a esaltare l'assoluta
spiritualità di Cristo, inviato celeste che proviene da
un Dio superiore allo stesso Dio creatore (quello della Bibbia, che
non è il Padre di Cristo, ma gli è inferiore per
natura). Fra l'altro, le figure femminili di discepole,
effettivamente presenti in alcuni testi gnostici (e fra queste la
Maddalena), lungi dal presentare una sopravvivenza del significato
profondo della femminilità nel cristianesimo primitivo,
raggiungono la salvezza nella misura in cui "diventano
(spiritualmente) maschi"! I testi gnostici sono in genere fra
quanto di più esplicitamente misogino si trovi nella
letteratura cristiana antica (che già non era tanto tenera
con Eva e le sue discendenti) e presentarli a difesa
dell'importanza delle figure femminili significa semplicemente non
averli né letti né capiti. 11 Quanto al fondatore del cristianesimo, direi che al giorno
d'oggi l'idea che abbia condotto una vita sessuale come quella
della maggior parte dei suoi contemporanei, sia tale da non
scandalizzare molta gente e che quindi non sia poi quella gran cosa
il presentarla come una verità nascosta da sempre. Tuttavia,
nei testi dei primi secoli, anche in quelli eretici, apocrifi,
esoterici che dir si voglia, non vi è traccia di nozze
fisiche di Gesti con la Maddalena (anche perché quasi tutto
quello che abbiamo è stato prodotto da gruppi con forti
tendenze ascetiche, che condannavano le nozze fisiche anche ai
tempi loro: figurarsi con Gesù). E, soprattutto, non si
può venire a dire che fra gli ebrei una vita nella
continenza fosse impensabile (cap. 58). Proprio gli
esseni, i probabili autori di buona parte dei rotoli di Qumran,
erano suddivisi in due gruppi: gli uni continenti a vita, gli altri
che si sposavano soltanto per fare due figli ciascuno12
e poi cessavano la convivenza con le proprie mogli. 13
Questo fatto macroscopico, però, va contro la tesi di fondo
di Brown, e quindi si guarda bene dal parlarne. 14 Se questi furono gli inizi della storia cristiana, il seguito
non fu meno tetro. prendo un esempio dal capitolo 37, dove si
raccontano le vicende dei Templari. Secondo Dan Brown, "in una
manovra militare degna della CIA, papa Clemente mandò ordini
segreti sigillati, che fossero aperti simultaneamente dai suoi
soldati dappertutto in Europa, venerdì 13 ottobre 1307". A
parte la CIA, si tratta della sciagurata soppressione dei Templari,
uno dei più ricchi e potenti ordini religiosi militari della
storia cristiana. Il papa, Clemente V era un francese, salito sul
soglio pontificio grazie agli intrighi del re di Francia, Filippo
il Bello, di cui fu succube per tutto il proprio regno, tanto da
spostare ad Avignone (nel 1309) la sede papale e dare inizio
alla famosa cattività avignonese (ed essere perciò
precipitato all'inferno da Dante). Il fatto è che il papa
nemmeno aveva dei "suoi soldati dappertutto in Europa" che
potessero fare quello che dice Brown. Anzi, il Vaticano, da Brown
accusato di aver fabbricato l'intrigo, non era mai stato
così debole (il predecessore di Clemente, Bonifacio VIII,
solo qualche anno prima si era beccato il famoso ceffone ad Anagni,
proprio dai Francesi...). Il colpo di mano, infatti, fu organizzato
quel 13 ottobre da Filippo il Bello in persona e solo in territori
controllati dai francesi, dove lui cioè, e non il papa,
aveva i suoi soldati (si discute persino se il papa fosse stato
avvertito della cosa). Fu in novembre che il papa, obbligato da
Filippo o convinto dalle confessioni estorte ai Templari con la
tortura, chiese a tutti i sovrani europei di arrestarli.
Persino in Avignone, Clemente cercò di resistere alle
pressioni di Filippo e soppresse I'ordine soltanto nel 1312.
15 D'accordo che erano francesi tutti e due, però scambiare
il re Filippo con papa Clemente, tanto per mettere in peggior luce
la Chiesa, mi pare un po' grossa. Quello che impressiona più
negativamente, però, è la volontà da parte di
Brown di non dispiacere troppo a eventuali lettori cattolici. Dopo
aver presentato il Vaticano come la fonte di tutti i mali di
questo mondo, anche con figure stereotipate (un anonimo "segretario
vaticano',16 menzionato più volte, è obeso
quanto mellifluo), sottolinea qua e là che il Vaticano
"è pieno di uomini pii" e, soprattutto, basa la storia sul
fatto che il nuovo papa (evidentemente il successore dell'attuale)
si dimostra in modo inatteso un progressista, che vuole addirittura
liberare il Vaticano dall'Opus Dei. Saremmo quasi tentati di fare gli auguri a Dan Brown, che, anche
se è stato pessimo storico, almeno sia un po' profeta:
lasciando ad altri il giudizio sull'Opus Dei (che, a questo punto
della storia del cristianesimo, mi pare francamente ineliminabile),
si può sempre sperare nel progressismo del prossimo papa. Il
fatto che intristisce, però, è che il tutto sia
semplicemente il prodotto di un calcolo di mercato. Della storia in
generale e di quella del cristianesimo in particolare, non
importa un fico secco a nessuno; l'importante è creare un
racconto scandalistico e partigiano, con una strizzatina d'occhio
al femminismo e un contentino persino al cattolicesimo,
purché progressista. La domanda finale da porci, allora,
è questa: senza tutte le sue balle storiche gabellate come
grandi rivelazioni, il Da Vinci Code regge come racconto? E,
soprattutto, venderebbe i milioni di copie che vende?
1. Dan Brown, The Da Vinci Code, New York, Doubleday,
2003 (trad. it.: Il codice Da Vinci, Milano, Mondadori,
2003).
2. Trovo preoccupante che uno degli eroi, docente addirittura ad
Harvard e specialista in molte cose, comprese le lingue semitiche,
ad un certo punto del racconto (cap. 71) non riesca a leggere delle
frasi in inglese, poiché sono scritte a rovescio (come
appunto scriveva talora Leonardo da Vinci), e pensi invece a
qualche misteriosa lingua mediorientale. Lo stesso personaggio,
però, ci erudisce anche con le sue conoscenze di latino,
quando dice: "La parola latina Haereticus significa
scelta" (sic) (cap. 55; qui e in seguito la traduzione
dall'inglese è mia).
3. M. Baigent, R. Leight e H. Lincoln, Holy Blood, Holy
Grail, New York, Dell, 1983.
4. Le leggende sul Santo Graal appaiono nel XII sec. e narrano
del calice dell'ultima cena, che sarebbe anche quello in cui
Giuseppe d'Arimatea avrebbe poi raccolto il sangue scaturito dal
costato di Gesù crocifisso. Inutile dire che di questo
calice col sangue di Gesù non esiste traccia nelle fonti
più antiche (né pare logico pensare che i Romani
tollerassero la cosa durante l'esecuzione di un condannato a morte,
anche ammesso che vi fosse un ebreo disposto a contaminarsi col
sangue di un moribondo). Tuttavia la leggenda ebbe enorme
diffusione a partire dagli ultimi secoli del Medio Evo, quando
divenne una specie di versione religiosa dei romanzi cavallereschi:
in essa, infatti, l'oggetto della ricerca del cavaliere, non era
una donna o la ricchezza, ma appunto il calice col sangue di
Cristo, calice a cui soltanto un cavaliere maschio e vergine poteva
avvicinarsi (e quindi il pur valoroso Lancillotto, date le
notorie avventure con Ginevra, ne fu escluso). Si pensa che la
leggenda sia sorta in ambiente monastico, forse benedettino, come
una risposta cristiana ai racconti considerati peccaminosi delle
Chansons de gestes, e non vedo proprio come possa
essere ragionevolmente considerata una traccia di un'antica
esaltazione della femminilità (per cui vedi oltre).
5. Così è narrato in sintesi da Dan Brown nel cap.
60. Quanti si interessassero di esegesi del Nuovo Testamento
saranno lieti di sapere che, fra i documenti del Graal c'è
pure il 'Documento Q' (cioè una fonte che molti studiosi
suppongono sia stata usata da Matteo e da Luca per la
composizione dei loro vangeli); a detta di Brown, questa
sarebbe stata probabilmente scritta da Gesù di suo pugno:
"Perché Gesù non avrebbe dovuto tenere un diario del
suo ministero? Quasi tutti lo facevano a quei giorni". Tutti chi,
in un inondo di analfabeti? E in che lingua l'avrebbe scritto
Gesù? Se in ebraico, o aramaico, davvero sarebbe una
scoperta sconvolgente, per la storia della cultura dell'intero
bacino del Mediterraneo.
6. O magari, dopo la distruzione del 70 d. C, sotto il naso
della guarnigione romana rimasta di guardia?
7. Potrebbe essere una citazione da Il nome della
rosa? Comunque, secondo Brown, anche Noè era un albino;
parola di un futuro cardinale dell'Opus Dei.
8. A Costantino si dovrebbe anche il fatto che i vangeli
canonici sono solo quattro sugli "oltre ottanta" che sarebbero
esistiti (cap. 55): mai sentito parlare di Ireneo e delle sue
discussioni sul perché i vangeli siano proprio quattro, non
di più, non di meno? Ireneo visse alla fine del secondo
secolo...
9. Cap. 55.
10. In alcuni minuscoli frammentini greci emersi dalla grotta n.
5, qualcuno ha voluto vedere dei testi cristiani. Tale tesi si
fonda su una lettura erronea del frammento principale ed è
oggi screditata fra gli studiosi seri, ma in ogni caso si
tratterebbe di frammenti del vangelo di Marco e di un paio di
lettere di Paolo: quindi sarebbero comunque tutti e soli testi
canonici.
11. Dan Brown cita anche, con lievi parafrasi, due passi di due
vangeli gnostici, il Vangelo di Filippo e il Vangelo di
Maria, in cui Gesù è detto "amare la Maddalena
più degli altri discepoli". Entrambi i testi (purtroppo
il secondo è ridotto in frustoli) possono risalire a
originali del II-III sec. e, pur non dicendo nulla di nozze di
Gesù e della Maddalena (e men che meno di loro figli o
figlie), riflettono con ogni probabilità polemiche fra vari
gruppi cristiani sulla presenza di leadership spirituale
femminile (sono noti soprattutto i casi di profetesse) dentro alle
comunità. Che una Maria Maddalena, insieme con altre
donne, sia potuta essere storicamente una discepola di Gesù,
o comunque un membro della cerchia ristretta dei suoi fedelissimi,
non pare un problema per nessuno; che sia stata anche la moglie di
Gesù, è un po' dura da dimostrare.
12. Così da ottemperare all'ordine biblico di
'moltiplicarsi'.
13. Come quasi sempre in una società patriarcale, le
norme religiose riguardano i fedeli maschi, giacché le donne
hanno scarsa voce in capitolo (si pensi al comandamento `Non
desiderare la donna d'altri', che certamente non presuppone una
società matriarcale, nonostante la sua antichità
precristiana). Tuttavia in Egitto esisteva un gruppo di ebrei
asceti, detti Terapeuti, dove anche le donne vivevano castamente in
una specie di convento, accanto a quello maschile.
14. Il che, forse, non è un male; così ci siamo
risparmiati l'inserimento, accanto a gnostici, templari,
massoni, rosacrociani e via dicendo, almeno degli esseni (la qual
cosa invece accade spesso altrove, ad esempio nel gialli della
Abécassis).
15. E l'ultimo Gran Maestro fu bruciato 'soltanto' nel 1314.
16. Non si capisce se Brown intenda riferirsi al responsabile
della Segreteria di Stato o al segretario personale del papa o a
qualche altra figura; ma forse queste quisquilie da Annuario
Pontificio non lo interessano.
"Delitti di carta", III (2004), pp. 160-165
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