Linda Foster & Edmondo Lupieri, Nel segno del sangue, Edizioni della Laguna, Mariano del Friuli (GO), 2003, pp. 238, Euro 10,00.

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Le cronache americane sono piene di anziani uomini d'affari che, al termine di una carriera di successi economici e spesso imbevuti di idee molto personali, si dedicano ad opere di mecenatismo culturale.  Il libro immagina che cosa potrebbe accadere se un settantenne americano, ma friulano di nascita, il Cav. Paride Frattolini, decidesse di ritornare nella sua patria carico di denari e di voglia di fare.  L'idea che lo anima riflette nobili intenti e insieme megalomania: creare una fondazione intitolata a sé stesso che, dentro l'università di stato italiana, dia vita a un americanissimo "Centro di Studi Religiosi Paride Frattolini".  Questo deve diventare "un tempio della cultura, un faro di conoscenza la cui luce richiamerà nella loro patria spirituale i figli dispersi ogni dove in questo mondo di tenebra…"

Per realizzare l'impresa, il Cavaliere trascina con sé due giovani studiosi, anche loro friulani d'America.  Lei è un'affascinante antropologa delle religioni e lui un serio e posato studioso di Nuovo Testamento.  Con diverso entusiasmo, entrambi accettano le condizioni dettate dal Cavaliere, per poter tornare a casa o per ritrovare le proprie radici, ma, con la scoperta dei primi due cadaveri, il loro ritorno si tinge ben presto di sangue.  Il libro, quindi, è un giallo con forti venature ironiche, accentuate dall'ambientazione in un mondo universitario dove ambizioni, interessi privati e fame di potere si scontrano, con risultati disastrosi per il bene comune.

Il racconto è costruito secondo i canoni di un genere di intrattenimento, ma da sotto la sua superficie leggera emergono due motivi ispiratori.  Il primo è il conflitto culturale, il cultural clash che l'immigrato vive dentro di sé quando ritorna in patria.  Gli è ancora possibile reinserirsi, essere di nuovo uno come gli altri?.  Che cosa vuol dire essere "friulani di ritorno" oggi?  Dopo aver passato periodi lunghi della propria vita in terre culturalmente e geograficamente lontane, come gli Stati Uniti, che cosa si prova al rientro?

Il secondo motivo è nascosto dentro la megalomania del Cav. Frattolini.  Il Cavaliere, infatti, è imbevuto di una religiosità considerata folle dagli altri.  Il suo "Centro di Studi Religiosi" dovrebbe favorire una "concentrazione spirituale" nella terra da lui tanto amata, così che la Gerusalemme Celeste, quella vista da San Giovanni nell'Apocalisse, possa presto decidere di scendere proprio nel luogo preparato dal Cavaliere.  La discesa della Gerusalemme Celeste sulla terra e quindi l'inizio della fine di questo mondo, in quanto descritta nella Bibbia, dovrebbe far parte dell'eredità culturale di ogni credente, ma nel mondo del romanzo l'idea è esorcizzata.  Anzi, persino i "cattivi" nominano la provvidenza, ma nessuno, se non il Cavaliere, ci pensa davvero.  Significa questo che soltanto un vecchio pazzo ci può ancora credere, o magari che la provvidenza può ancora servirsi soltanto di vecchi pazzi per realizzare dei piani il cui senso sfugge ai più?

What happens when a seventy year old Italian American, Cavaliere Paride Frattolini, decides to return to the Old Country, to spend his golden years ? Driven by noble intentions and a good dose of megalomania, and with a suitcase full of dollars to pay for it all, the Cavaliere dreams of creating a "Center of Religious Studies" named after himself and modelled after Harvard, in a quiet provincial university town. To succeed in his endeavour, he takes along two young American scholars of Italian descent, but blood soon begins to flow with the murder of the university president and his secretary. With a deft use of irony, the novel tackles a subject which is ever current in our society: the cultural clash which confronts every emigrant who lives between two cultures, even as he returns to his homeland. This delightful book, elegantly written by a "transcultural" couple (an American teacher and an Italian professor of History of Christianity), fuses the best in American and Italian mystery writing and hopefully marks the beginning of a new trend in Italian crime fiction.

Carlo Bressan (transl. Linda Foster)

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